venerdì 9 agosto 2019

Quiche con pesche, cipolle rosse di Tropea e roquefort



Il figlio unico cresce cercando i fratelli che non ha e sperando di trovarne più di uno.
E’ un osservatore nato e poche cose gli sfuggono.
Non si innamora delle persone se non le ha prima annusato ben bene  e scoperto delle importanti affinità.   
E’ gentile e comprensivo ma anche estremamente disponibile e sinceramente  generoso.
Come orientamento di vita si fida degli altri.

lunedì 27 maggio 2019

Coniglio ripieno con la salsa al caffé e pepe verde vanigliato...



Alla classica domanda tipo “che cosa ti piace cucinare?” rispondo senza molte esitazioni che quello che davvero amo cucinare è la carne anche se non è per nulla quello che amo mangiare di più, anzi, da un po’ di tempo cerco (e ci riesco) di mangiarne sempre meno. E quando dico carne non mi riferisco alla bistecca buttata sulla brace o nella padella per poi condirla con qualche granello di sale del Tibet e metterci accanto un’insalata (non ci sarebbe poi nulla di male, intendiamoci).

mercoledì 15 maggio 2019

Tim tam...my way!


Una delle prime cose che ho fatto dopo che la mia creatura era partita per l’Australia  era quella di fare una ricerca su Google tipo “Australia e i piatti tipici”. Fra BBQ di carne di canguro, coccodrillo, emù e quello di barramundi, il pesce (pare squisito) dal nome aborigeno, passando per  il pane tostato spalmato di Vegemite con sopra le uova strapazzate e avocado (per nulla male quel tocco di salato),

martedì 9 aprile 2019

Pasticcini palestinesi salati...morbidissimi!


Le mie assenze dal blog iniziano a essere non giustificate e se fossi la mia insegnante di latino o di italiano, storia oppure matematica (no, quello proprio no!!) mi metterei una bella nota e chiamerei mia madre per un colloquio per farle una ramanzina (che ho scoperto derivi da romanzo, nel senso del lungo racconto che può essere anche spiacevole e noioso)

giovedì 21 febbraio 2019

Tajine con carciofi, patate e citron confit...



Quando si ha la figlia vegana e la creatura sta, per motivi di studio, in Australia che proprio a tiro di schioppo non è, viene naturale ad un certo punto smettere di discutere se è giusto o non è giusto e adattarsi  alla nuova situazione. Ci si allea in poche parole anche se non è che sia un grande sacrificio. Cercando in rete mi è capitato di leggere su “Indipendent”  l’intervista con Nargisse Benkabbou , l’autrice di un libro sulla cucina marocchina leggermente rivisitata uscito l’anno scorso (guarda caso sempre lì vado a finire se non in Medio Oriente)…Casablanca:My Morocccan Food. Mi ha colpito la faccia sorridente e simpatica di questa giovane donna marocchina nata e cresciuta in Belgio dove si è laureata in scienze politiche per fare successivamente un master a Parigi e il secondo a Londra per capire che la cucina era la sua vera passione. Racconta nell’intervista che la prima volta in un ristorante marocchino a Londra rimase sconvolta quasi quando le servirono una tajine insieme al cous cous! Forse nessuno sa (io non di sicuro) che la tajine viene servita con il pane e sua madre, solo dopo averlo sentito raccontare, rabbrividì! Comunque era buono. Da lì la missione di frequentare una scuola di cucina, di aprire un blog e di scrivere un libro avvicinando leggermente la cucina marocchina alle abitudini occidentali.

“By making something global, you’ve got to accept that it will lose a little bit of what it is. But if you do it the right way you’ll keep its authenticity and what makes it special. And that’s what I’ve tried to do”
“Now, I tell people eat tagine with whatever makes you happy. If it makes them embrace Moroccan food, then that’s good.”

Questa ricetta è una delle ricette del libro con un’unica  modifica: le fave al posto dei piselli (surgelati per surgelati). Letizia, una mia carissima amica, abita a Gallicano e dal suo orto, fra le altre prelibatezze, escono le fave che lei ad un certo punto surgela e a me arrivano già imbustate…viva l’amicizia!



Per 4 persone


8 carciofi puliti (io ho utilizzato il violetto pugliese ma anche il romanesco va bene, il sardo…)
3 cucchiai di olio extravergine d’oliva
2 grosse cipolle dorate, affettate sottilmente
3 spicchi d’aglio sbucciati e schiacciati
1 cucchiaino di curcuma in polvere
1 cucchiaino di zenzero in polvere
½ cucchiaino di cumino in polvere
¼ di cucchiaino di pepe nero macinato
¾ di cucchiaino di sale
300ml di brodo vegetale
400g di patate piccole tagliate a metà o in quarti (io le ho sbucciate)
2 citron confit piccoli  (solo la buccia tagliata a dadini piccoli) per la preparazione QUI      
150 g di fave (sgusciate e prive di pellicina interna) *
2-3 cucchiai di olive Kalamata oppure taggiasche
Coriandolo fresco tritato oppure prezzemolo

* non ci vuole nulla per sbucciare le fave: si sbollentano un minuto nell'acqua e si scolano. Con un coltello affilato si incide la buccia al lato e si preme con due dite...la fava esce da sola. Certo, una ventina di minuti bisogna calcolare ma ne vale la pena! Provare per credere.

Scaldate l’olio in un wok (anche nella tajine se ce l’avete) e fate prendere il colore alle cipolle mescolando di tanto in tanto. Coprite e cuocete per una decina di minuti a fuoco medio finche non diventeranno morbide e trasparenti.
Aggiungete l’aglio, le spezie, sale, pepe e il brodo caldo. Portate a ebollizione, abbassate la fiamma a medio bassa, mettete il coperchio e procedete con la cottura per 30 minuti.
Aggiungete le patate, i carciofi tagliati a metà e i gambi tagliati in due e il citron confit. Riportate a ebollizione, rimettete il coperchio e abbassate la fiamma di nuovo a medio bassa. Cuocete per 30 minuti fino a quando sia i carciofi che le patate non saranno completamente cotti. Il liquido non deve evaporare e lo stufato deve risultare piuttosto lento. Se serve aggiungete altro brodo caldo.
Aggiungete adesso  le fave e le olive e cuocete per altri 5-6 minuti. Assaggiate e se serve aggiustate di sale.
Servite caldo cosparso di coriandolo fresco tritato oppure il prezzemolo se preferite. 
Accompagnate con il pane fresco oppure cous cous.


giovedì 13 dicembre 2018

Vanilin kiflice...non tutte le zie sono uguali




Zia Bina era la zia del mio cugino ma lo era pure per me, nei fatti. E non solo perché abitava al primo piano del palazzo dove noi abitavamo al quinto ma perché si comportava da vera zia.  Era molto bella, alta, giunonica, aveva la voce squillante e l’attitudine al commando. Faceva parte dell’ampia comitiva dello stesso liceo che frequentavano mia zia (la sorella di mia mamma), suo futuro marito e sua sorella.

mercoledì 5 dicembre 2018

Vanilice...non era proprio tutto da buttare



In una delle conferenze stampa a seguito dell’assegnazione del premio Oscar per “La vita è bella” Roberto Benigni ha pronunciato questa frase: “Ringrazio i miei genitori per il dono più grande che mi hanno regalato: la povertà. Perché la povertà da la vera misura alle cose”.