Zia Bina era la zia del mio
cugino ma lo era pure per me, nei fatti. E non solo perché abitava al primo
piano del palazzo dove noi abitavamo al quinto ma perché si comportava da vera
zia. Era molto bella, alta, giunonica,
aveva la voce squillante e l’attitudine al commando. Faceva parte dell’ampia
comitiva dello stesso liceo che frequentavano mia zia (la sorella di mia
mamma), suo futuro marito e sua sorella.
Lei non solo era la più piccola ma
faceva ragioneria che, da quando mondo è mondo, per i liceali era un po’ come
non andare a scuola. Nonostante queste due aggravanti era una sorta di mascotte per tutti e con il
tempo la differenza di età, che a dir vero non era neanche enorme, si è
assottigliata. Man mano si sono sposati tutti (lei era la prima) e quando è
arrivato il turno del giullare del gruppo, un certo Kiki, Bina è stata chiamata,
niente di meno che, per fare da testimone. La sposa era originaria del
Montenegro e la mattina del matrimonio,
come da antichissima tradizione ancora rispettata nelle zone rurali, gli amici
dello sposo insieme al compare e al testimone dovevano recarsi a casa dei
genitori della sposa per “comprarla” e portarla via. Bina non ha battuto ciglio
e la sera prima si è presentata a Podgorica, il capoluogo del Montenegro che
all’epoca si chiamava ancora Titograd. “Come arriviamo fino alla casa dei
genitori di Sonia?”, era la prima domanda che ha fatto. “Ci accompagnano in
macchina”, era la risposta di uno della comitiva. E’ così è stato, fra battute
e risate mentre si abbandonava la città
e la strada si faceva sempre più stretta e sconnessa. Ad un certo punto la
macchina sì è fermata, tutti sono stati chiamati a uscire perche la strada non
c’era più e agli occhi increduli della giovane signora di Belgrado, vestita da
cerimonia e c, ome al suo solito, con i sandali tacco 12, si è presentata una
stretta e assai ripida mulattiera! Solo lo spirito delle donne di una volta,
che manco le Amazoni, abituate a vivere spalla a spalla in mezzo ai maschi le ha permesso di non scoppiare in lacrime e
mentre nella sua mente ragionava se era
meglio farla finita subito oppure tentare la scalata a piedi nudi, da dietro
una roccia è apparso, fra risate e applausi, un ragazzo del luogo che
conduceva, udite udite, un’asino!!
Qualche storia ha fatto cercando di protestare ma davanti alla completa assenza
di qualsiasi alternativa ha deposto le armi, preso i sandali nella mano e si è
fatta aiutare per salire in groppa. Del resto, da quelle parti si dice: kum
nije dugme (il testimone non è mica il bottone di una camicia)…
Cucinava molto bene i piatti
tradizionali ma la sua specialità erano i dolci semplici,casalinghi e antichi
che riusciva a ritagliare a pezzi
identici: come questi biscotti che mi inviava ogni Natale dopo che mi ero
trasferita a Roma. Nelle scatole di latta arrivavano come minimo un centinaio
tutti uguali, curvi allo stesso modo…la cosa che a me non riesce quasi mai. Ma
va bene cosi.
Per 50 kiflice circa
250g di farina 0
100g di mandorle tritate
150g di burro a temperatura
ambiente
2 tuorli
1 cucchiaio di zucchero a velo
1 presa di sale
La buccia grattugiata di 1
arancia non trattata
1 puntina di bicarbonato (1/4 del
cucchiaino)
Zucchero a velo vanigliato qb
In un’ampia ciotola mescolate la
farina con le mandorle, lo zucchero, il bicarbonato e il sale. Aggiungete il burro tagliato a
cubi e lavorando velocemente con la forchetta (ma anche con le punte delle
dita) incorporatelo agli altri ingredienti. Quando avete ottenuto un impasto a
briciole aggiungete i tuorli e la buccia dell’arancia e impastate tutto
velocemente a mano. Otterrete un impasto che assomiglia a una normale frolla. Avvolgetela
nella pellicola trasparente e fatela riposare almeno un’ora nel frigorifero.
Preparate due teglie con la carta
da forno.
Riprendete l’impasto e dividetelo
a palline grosse quanto un’oliva bella cicciotta. Rendetela dapprima liscia
roteandola velocemente fra i palmi delle mani come quando si fanno le polpette.
Dopodiché tenendola sul palmo di una mano e muovendola in due direzioni
allungatela a 6 cm (più o meno): in questo modo i lati saranno già a punta e
basterà curvare leggermente il cilindretto ottenuto per ottenere la forma perfetta.
Per non scaldare la pasta troppo dividetela magari in 4 pezzi e tenetela nel
frigorifero mentre lavorate una parte. Disponete i biscotti sulle teglie.
Cuocete nel forno precedentemente
riscaldato a 170° (modalità ventilata) per 10 minuti. Devono essere cotti ma
biondi.
Lasciateli raffreddare e poi
passateli nello zucchero vanigliato. Se trovate più comodo potete cospargerli
utilizzando lo spargizucchero mentre sono ancora sulla teglia.
Conservateli in una scatola di
latta.
Nota: le mandorle possono essere
sostituite con le noci, nocciole oppure pistacchi e profumate con la buccia di
arance ma anche limone oppure bergamotto.
Tetka
Bina je bila tetka mog brata od tetke ali je i za mene bila tetka. Ne toliko
zato sto je stanovala na prvom spratu zgrade u kojoj smo mi stanovali na petom
nego zato sto se tako prema keni odnosila. Bila je visoka, stasita i izuzetno
lepa, prodornog glasa i sa izuzetnim darom za komandovanje! Bila je u društvu
iz gimnazije u koju su isli moja tetka, njen buduci muž i njegova sestra. Ona
je bila nešto mladja od ostalih i da stvar bude cudna nije uopšte išla u
gimnaziju nego u ekonomsku školu sto je za gimnazijalce oduvek bio ekvivalent
ne idenju u školu! Bez obzira na ove dve otezavajuce okolnosti bila je maskota
drustva i vremenom se razlika u godinama, koja sama po sebi nije bila naročito
velika , jednostavno izgubila. Vremenom su se svi redom pozenili i
poudavali i kada je dosao red na najveceg salabajzera iz drustva, izvesnog
Kikja, Bina je bila pozvana da bude, ni manje ni vise nego kuma! Mlada je bila
poreklom iz Crne Gore i po starom obicaju ujutru na dan svadbe je trebalo mladozenjini
prijatelji sa starim svatom i kumom da idu u roditeljsku kucu da kupuju mladu.
Bina nije trepnula okom i vece unapred je bila u Podgorici koja se tada zvala
Titograd, kao sto se od nje i ocekivalo. “Kako cemo da stignemo do kuce
Sonjinih roditelja?”, bilo je prvo pitanje. “Vozice nas kolima”, bio je odgovor
jednog iz drustva. I zaista tako je i bilo: uz smeh i gurkanje laktovima kola
su poskakivala putem koji je bio sve uzi i dzombaviji. U jednom trenutku su
kola stala i svi su bili pozvani da izadju. Puta vise nije bilo a pred zabezeknutom gospodjom iz glavnog
grada koja je na nogama imala neizbezne sandale sa stiklom od 12 cm pocinjala je da se vije uska i strma magareca
staza. I dok je razmisljala da li da se odmah baci u provaliju ili da skine
sandale i da se bosa popne do kuce Sonjinih roditelja iza krivine se pojavio
nepoznati momak koji je na uzdi vodio magarca…za kumu! Ne kaze se dzabe da kum
nije dugme…
Tetka
Bina je kuvala sjajno narocito narodna tradicionalna jela a sto se starinskih
kolaca tice bila je pravi tata Mata. Ove vanilin kiflice mi je redovno slala u
metalnoj kutiji kada sam se preselila u Rim i bile su sve iste duzine, debljine
i krivine! Moje nikada nisu ni upola lepe kao njene ali neka…mozda tako i
treba.
Ho già radunato tutti gli ingredienti e sono all'opera!
RispondiEliminaRingrazia la zia!
Un bacione a te!
Ma che bello Patty! Purtroppo non posso più ringraziarla ma se l’avesse saputo ne sarebbe stata felicissima...grazie!
EliminaAnche io li faccio oggi. Grazie cara Marina e Buon Natale. poljubac.
RispondiEliminaPoljubac pure a te carissima e Buon Natale! Sono felice che stiamo facendo gli stessi biscotti...
EliminaPlay Bazaar Satta King
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