giovedì 13 dicembre 2018

Vanilin kiflice...non tutte le zie sono uguali




Zia Bina era la zia del mio cugino ma lo era pure per me, nei fatti. E non solo perché abitava al primo piano del palazzo dove noi abitavamo al quinto ma perché si comportava da vera zia.  Era molto bella, alta, giunonica, aveva la voce squillante e l’attitudine al commando. Faceva parte dell’ampia comitiva dello stesso liceo che frequentavano mia zia (la sorella di mia mamma), suo futuro marito e sua sorella.
Lei non solo era la più piccola ma faceva ragioneria che, da quando mondo è mondo, per i liceali era un po’ come non andare a scuola. Nonostante queste due aggravanti  era una sorta di mascotte per tutti e con il tempo la differenza di età, che a dir vero non era neanche enorme, si è assottigliata. Man mano si sono sposati tutti (lei era la prima) e quando è arrivato il turno del giullare del gruppo, un certo Kiki, Bina è stata chiamata, niente di meno che, per fare da testimone. La sposa era originaria del Montenegro e  la mattina del matrimonio, come da antichissima tradizione ancora rispettata nelle zone rurali, gli amici dello sposo insieme al compare e al testimone dovevano recarsi a casa dei genitori della sposa per “comprarla” e portarla via. Bina non ha battuto ciglio e la sera prima si è presentata a Podgorica, il capoluogo del Montenegro che all’epoca si chiamava ancora Titograd. “Come arriviamo fino alla casa dei genitori di Sonia?”, era la prima domanda che ha fatto. “Ci accompagnano in macchina”, era la risposta di uno della comitiva. E’ così è stato, fra battute e risate mentre si  abbandonava la città e la strada si faceva sempre più stretta e sconnessa. Ad un certo punto la macchina sì è fermata, tutti sono stati chiamati a uscire perche la strada non c’era più e agli occhi increduli della giovane signora di Belgrado, vestita da cerimonia e c, ome al suo solito, con i sandali tacco 12, si è presentata una stretta e assai ripida mulattiera! Solo lo spirito delle donne di una volta, che manco le Amazoni, abituate a vivere spalla a spalla in mezzo ai maschi  le ha permesso di non scoppiare in lacrime e mentre nella sua mente ragionava  se era meglio farla finita subito oppure tentare la scalata a piedi nudi, da dietro una roccia è apparso, fra risate e applausi, un ragazzo del luogo che conduceva, udite udite,  un’asino!! Qualche storia ha fatto cercando di protestare ma davanti alla completa assenza di qualsiasi alternativa ha deposto le armi, preso i sandali nella mano e si è fatta aiutare per salire in groppa. Del resto, da quelle parti si dice: kum nije dugme (il testimone non è mica il bottone di una camicia)…
Cucinava molto bene i piatti tradizionali ma la sua specialità erano i dolci semplici,casalinghi e antichi che riusciva a ritagliare  a pezzi identici: come questi biscotti che mi inviava ogni Natale dopo che mi ero trasferita a Roma. Nelle scatole di latta arrivavano come minimo un centinaio tutti uguali, curvi allo stesso modo…la cosa che a me non riesce quasi mai. Ma va bene cosi.



Per 50 kiflice circa


250g di farina 0
100g di mandorle tritate
150g di burro a temperatura ambiente
2 tuorli
1 cucchiaio di zucchero a velo
1 presa di sale
La buccia grattugiata di 1 arancia non trattata
1 puntina di bicarbonato (1/4 del cucchiaino)

Zucchero a velo vanigliato qb

In un’ampia ciotola mescolate la farina con le mandorle, lo zucchero, il bicarbonato  e il sale. Aggiungete il burro tagliato a cubi e lavorando velocemente con la forchetta (ma anche con le punte delle dita) incorporatelo agli altri ingredienti. Quando avete ottenuto un impasto a briciole aggiungete i tuorli e la buccia dell’arancia e impastate tutto velocemente a mano. Otterrete un impasto che assomiglia a una normale frolla. Avvolgetela nella pellicola trasparente e fatela riposare almeno un’ora nel frigorifero.
Preparate due teglie con la carta da forno.
Riprendete l’impasto e dividetelo a palline grosse quanto un’oliva bella cicciotta. Rendetela dapprima liscia roteandola velocemente fra i palmi delle mani come quando si fanno le polpette. Dopodiché tenendola sul palmo di una mano e muovendola in due direzioni allungatela a 6 cm (più o meno): in questo modo i lati saranno già a punta e basterà curvare leggermente il cilindretto ottenuto per ottenere la forma perfetta. Per non scaldare la pasta troppo dividetela magari in 4 pezzi e tenetela nel frigorifero mentre lavorate una parte. Disponete i biscotti sulle teglie.
Cuocete nel forno precedentemente riscaldato a 170° (modalità ventilata) per 10 minuti. Devono essere cotti ma biondi.
Lasciateli raffreddare e poi passateli nello zucchero vanigliato. Se trovate più comodo potete cospargerli utilizzando lo spargizucchero mentre sono ancora sulla teglia.
Conservateli in una scatola di latta.

Nota: le mandorle possono essere sostituite con le noci, nocciole oppure pistacchi e profumate con la buccia di arance ma anche limone oppure bergamotto.



Tetka Bina je bila tetka mog brata od tetke ali je i za mene bila tetka. Ne toliko zato sto je stanovala na prvom spratu zgrade u kojoj smo mi stanovali na petom nego zato sto se tako prema keni odnosila. Bila je visoka, stasita i izuzetno lepa, prodornog glasa i sa izuzetnim darom za komandovanje! Bila je u društvu iz gimnazije u koju su isli moja tetka, njen buduci muž i njegova sestra. Ona je bila nešto mladja od ostalih i da stvar bude cudna nije uopšte išla u gimnaziju nego u ekonomsku školu sto je za gimnazijalce oduvek bio ekvivalent ne idenju u školu! Bez obzira na ove dve otezavajuce okolnosti bila je maskota drustva i vremenom se razlika u godinama, koja sama po sebi nije bila naročito velika , jednostavno izgubila. Vremenom su se svi redom pozenili i poudavali i kada je dosao red na najveceg salabajzera iz drustva, izvesnog Kikja, Bina je bila pozvana da bude, ni manje ni vise nego kuma! Mlada je bila poreklom iz Crne Gore i po starom obicaju  ujutru na dan svadbe je trebalo mladozenjini prijatelji sa starim svatom i kumom da idu u roditeljsku kucu da kupuju mladu. Bina nije trepnula okom i vece unapred je bila u Podgorici koja se tada zvala Titograd, kao sto se od nje i ocekivalo. “Kako cemo da stignemo do kuce Sonjinih roditelja?”, bilo je prvo pitanje. “Vozice nas kolima”, bio je odgovor jednog iz drustva. I zaista tako je i bilo: uz smeh i gurkanje laktovima kola su poskakivala putem koji je bio sve uzi i dzombaviji. U jednom trenutku su kola stala i svi su bili pozvani da izadju. Puta vise nije bilo  a pred zabezeknutom gospodjom iz glavnog grada koja je na nogama imala neizbezne sandale sa stiklom od 12 cm  pocinjala je da se vije uska i strma magareca staza. I dok je razmisljala da li da se odmah baci u provaliju ili da skine sandale i da se bosa popne do kuce Sonjinih roditelja iza krivine se pojavio nepoznati momak koji je na uzdi vodio magarca…za kumu! Ne kaze se dzabe da kum nije dugme…
Tetka Bina je kuvala sjajno narocito narodna tradicionalna jela a sto se starinskih kolaca tice bila je pravi tata Mata. Ove vanilin kiflice mi je redovno slala u metalnoj kutiji kada sam se preselila u Rim i bile su sve iste duzine, debljine i krivine! Moje nikada nisu ni upola lepe kao njene ali neka…mozda tako i treba.





4 commenti:

  1. Ho già radunato tutti gli ingredienti e sono all'opera!
    Ringrazia la zia!
    Un bacione a te!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ma che bello Patty! Purtroppo non posso più ringraziarla ma se l’avesse saputo ne sarebbe stata felicissima...grazie!

      Elimina
  2. Anche io li faccio oggi. Grazie cara Marina e Buon Natale. poljubac.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Poljubac pure a te carissima e Buon Natale! Sono felice che stiamo facendo gli stessi biscotti...

      Elimina