venerdì 18 marzo 2016

Spaghetti al pomodoro





Questa settimana il Calendario del cibo italiano festeggia con un bellissimo articolo di Giulia Robert la settimana dell’Unità d’Italia mentre la giornata di oggi  è dedicata agli spaghetti al pomodoro di cui Rosaria Orrù è l’ambasciatrice.

Chi non è nato in Italia molto probabilmente metterà meno tempo a imparare il corretto uso del congiuntivo che capire come preparare un perfetto piatto di spaghetti al pomodoro. Non che usare il congiuntivo sia semplice ma pur sempre di una regola di grammatica si tratta e come tale va acquisita – senza se e senza ma !
E se barcamenarsi  con sempre più sicurezza fra un congiuntivo presente, passato, imperfetto o addirittura trapassato in Italia determina lo status sociale, per cavarsela bene con gli spaghetti al pomodoro bisogna andare addirittura oltre. Perché gli spaghetti al pomodoro, al di là della scoperta dell’America e dell’Unità d’Italia ampiamente studiati e documentati nei tantissimi libri conosciuti e non e dal luogo comune più o meno folcloristico, per gli stranieri continuano a rappresentare un segreto. E’ un mistero per tutti loro questo potere rassicurante che una forchettata degli spaghetti ancora fumanti  riesce a regalare  dopo essere tornati a casa da un viaggio seppur bellissimo in Scozia per esempio. Come lo è anche il suo potere di riportare la pace dopo una discussione, di sedurre anche o un modo tutto italiano di aprire il quotidiano della propria vita a un nuovo amico invitandolo a condividere insieme un piatto semplicissimo, riservato ai pochi intimi.  Gli spaghetti al pomodoro non sono un semplice piatto ma sono uno stato d’animo, l’insostenibile essenza dell’essere italiani.  Agli stranieri che capitano intorno ad un tavolo ben apparecchiato in qualsiasi angolo dell’Italia bisogna pur spiegare che gli spaghetti devono  essere quelli giusti, che il pomodoro deve essere di stagione, dolce, non acquoso e soprattutto cresciuto nella terra, accarezzato dall'aria e baciato dal sole, con il picciolo che profuma quando viene raccolto. Bisogna fargli vedere che il pomodoro cuocendo deve diventare giustamente lento il che vuol dire né troppo denso né troppo asciutto ma devono capire anche che gli spaghetti non devono essere conditi  né troppo né troppo poco e innanzitutto che una volta condita la pasta bisogna stare già seduti a tavola...uno svedese da solo non potrà arrivarci mai se un italiano non aprirà a lui la porta di casa sua per introdurlo lentamente nel proprio universo. 




Se non accadrà gli spaghetti al pomodoro resteranno non compresi perché giudicati per i francesi troppo banali, per i tedeschi troppo sentimentali,  per gli americani troppo semplici senza le polpettine di “Lilly e Vagabondo”, per i miei compatrioti serbi quasi inutili senza neanche poco di pancetta e per tutto il resto del pianeta praticamente impossibili da girare con la forchetta !! Mio padre ha sempre raccontato di averli  mangiati per la prima volta in Austria, se non sbaglio a Salisburgo, durante un viaggio d’affari (erano gli ultimissimi anni ’50 per intenderci) e la proprietaria dell’albergo, gentilissima per giunta, voleva insegnare loro come mangiarli. Aiutandosi con il cucchiaio naturalmente come spessissimo viene fatto fuori dal Bel Paese ! E mio padre, da persona seria che era, si era impegnato parecchio.  La signora, a sua volta, non si è limitata al semplice appoggio che il cucchiaio eventualmente può offrire in questi casi e presa dall’entusiasmo ha suggerito di arrotolarli sì sul cucchiaio ma di sfilarli successivamente dalla forchetta al cucchiaio per mangiarli  come se fosse un minestrone in poche parole !!  E mio padre era contentissimo perché finalmente aveva imparato la tecnica. Sembra una barzelletta ma non lo è per niente, dopo qualche tempo mio papà si è trovato a Torino in occasione di una cena di gala organizzata da Olivetti per tutti i rappresentanti europei con tanto di cloche d’argento e un cameriere dietro le spalle e al momento dell’apertura scenografica della cloche si è ritrovato il piatto di tagliolini davanti.  A mio padre si illuminarono gli occhi pensando che era arrivato finalmente il momento di dimostrare al mondo intero di essere capace di mangiare la pasta con l’ABC perfetto e ignaro di quello che stava per accadere si girò per chiedere al cameriere di portargli il cucchiaio. Il cameriere lo portò, glielo pose in silenzio e mio padre mise in pratica la sua lezione austriaca...si fosse tolto le scarpe, avesse dato la pacca alle spalle alla regina d’Olanda o chiamato il cameriere con un fischio da stadio sarebbe stato meno osservato !


5 commenti:

  1. Nothing as comforting as good bowl of paghetti

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  2. Marina grazie per aver raccontato gli spaghetti al pomodoro visti con occhi stranieri, un punto di vista veramente interessante che ci fa capire come tutti possiamo raccontarci attorno ad un tavolo.
    Posso immaginare come si sentì osservato tuo padre, io sarei negata a mangiare gli spaghetti con il cucchiaio e quando vedo qualcuno che lo fa mi chiedo sempre se non lo trovano scomodo, ma forse è vero si dovrebbe comunicare di più per essere tutti più ricchi
    Ciao Manu

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    1. Mio padre lo raccontava sempre e ridevamo da matti ! Anch'io lo trovo scomodissimo ma se nessuno ti spiega come devi prendere gli spaghetti e come devi girarli ti ritrovi con il piatto intero sulla forchetta ...

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