venerdì 18 dicembre 2015

Pain d'épices e marmellata di mandarini home made...pain d'épices i domaci dzem od mandarine...




Si sa che non tutte le ciambelle escono con il buco ma non per questo motivo devono essere scartate. Vengono semplicemente messe in fondo alla ciotola per lasciare lo spazio in superficie a quelle perfette che gongolano felicemente cosparse di zucchero sapendo di essere l’orgoglio di chi fino a pochi istanti prima stava in cucina.
Ecco, essere nati in un paese come mio quando ancora non si chiamava ex-paese per tanti versi era una fortuna (adesso me ne rendo conto) ma insieme alla fortuna di averlo avuto ci sono capitati anche tanti di quelli accessori color fumo di Londra che non so mai se complessivamente fosse stato un bene o un male. Anche se non ne ho mai sofferto, vivevo in un paese che aveva messo a bando la religione. Non che fosse stato proibito parlare di Natale o festeggiare la Pasqua, no...le festività religiose semplicemente non facevano parte della vita pubblica, erano pubblicamente abolite. A casa nostra il Natale si è sempre festeggiato ma mancando l’approvazione della società mancava la nota solenne, mancava l’ufficiosità della festa...insomma, come tante altre cose anche il nostro Natale era un Natale a metà, era un Natale quasi clandestino, era un Natale di una volta, ma di una volta di mio padre o mio nonno...insomma, un Natale altrui. Potremmo considerarci orfani di Natale. Le tre domeniche che precedevano il Natale erano segnate da un gioco dove i bambini erano i protagonisti assoluti insieme ai genitori e alle persone care che entravano in casa. Si tratta di un rito, di una personificazione profana dell’essenza del Natale...il legame indissolubile fra genitori e figli e il dono come rispetto, come grazia.  Cogliendo un momento di distrazione e non facendosi mai né vedere né sentire bisognava riuscire a legare i piedi della mamma (ma anche zia, nonna, vicina di casa) con uno scialle, una sciarpa, una corda anche  e poi vai con le grida, risate e il resto...un gioco dove ognuno faceva la propria parte e guai a rovinarlo !  Per slegarla lei doveva pagare e lo faceva con i dolci, con la cioccolata o con un regalino (ma quello è arrivato dopo e magari se non arrivava era anche meglio). Lo stesso accadeva nelle altre due domeniche con il papà che per essere liberato doveva invece mettere la mano nel portafoglio (chissà perché ?) ma anche con i bambini che a loro volta erano legati dai genitori. Loro invece dovevano promettere di fare i bravi, studiare, aiutare in casa...mi piaceva da matti questo gioco e lo trovo di una semplicità e ingenuità disarmanti.  Non sono credente, non posso farci nulla e sono serena così ma il Natale lo festeggio sempre. Festeggiarlo con gli altri per me è un dono. Perché stare con gli altri, amarli e rispettarli è un dono. E si diventa tutti più ricchi.

 



Per uno stampo da plumcake da  1500 ml


300 g di miele d’acacia

100 g di burro

250 g di farina 0

50 g di mandorle tritate

1 bustina di lievito in polvere

½ cucchiaino di noce moscata

½ cucchiaino di cannella

½ cucchiaino di zenzero in polvere

½ cucchiaino di anice in polvere

2 uova

Un pizzico di sale

50 g di marmellata di mandarini *



*Lavate i mandarini (non trattati naturalmente) e sbucciateli come se li doveste mangiare. Cercate di eliminare la parte spugnosa bianca dietro la buccia strofinando con le dita (ma se rimane non fa assolutamente nulla). Fate sbollentare la buccia per qualche minuto nell’acqua, scolatela e tritatela con la mezzaluna. Intanto lavorando sempre sopra una ciotola cercate (tutto con le mani dovete fare, quindi, niente manicure appena fatto J ) di eliminare la pellicina che separa gli spicchi perche quella dei mandarini non di rado è spessa e fastidiosa. Eliminate naturalmente anche i semi. Pesate le bucce e la polpa dei mandarini e aggiungete lo zucchero (250 g al massimo per 1 chilo di frutta). Mettete tutto in una pentola con il fondo pesante e portate a ebbolizione. Fate cuocere mescolando spesso facendo la prova del piattino. Versate la marmellata bollente nei vasetti precedentemente sterilizzati (nella lavastoviglie va bene), chiudete e capovolgete. Rigirate quando si è raffreddato è conservate nella dispensa.





Sciogliete il miele insieme al burro in un pentolino. Setacciate la farina insieme al lievito e mescolatela con le spezie e il pizzico di sale. Versatevi il miele sciolto insieme al burro, le uova, le mandorle tritate e la marmellata di mandarini. Mescolate bene con le fruste elettriche.

Versate tutto nello stampo da plumcake (lungo 25 e largo 10 cm) in silicone oppure in uno stampo normalissimo rivestito di carta da forno oppure ancora più semplicemente in uno stampo imburrato e infarinato come si faceva da decenni.

Cuocete nel forno precedentemente riscaldato a 160° per 35 – 40 minuti (se è ventilato...altrimenti nel forno statico a 170° per 40 minuti).




 






Zna se da nije svaki dan Badnji ali sta da se radi !

To sto sam se rodila u zemlji u kojoj sam se rodila dok je zemlja imala ime a nije se zvala “bivsa” zemlja vec samo po sebi moze da bude srecna okolnost iako je bas sama ta srecna okolnost sa sobom nosila toliko propratnih sivih i tmurnih prilepaka da nikada nisam sigurna da li je sve to bilo dobro ili lose ! Iako nikada nisam oko toga preterano patila cinjenica je da sam se rodila u zemlji  gde je religija bila van zakona. Nije da Bozic i Uskrs nisu mogli da se slave, daleko od toga, ali su bili jednostavno van javnog zivota...javno su iz njega bili iskljuceni !  U nasoj kuci se Bozic uvek slavio ali posto se isti javno nije slavio i to nase slavljenje je nekako bilo slavljenje upola, donekle, vise smo ga slavili preko iskustava nasih roditelja ili jos bolje njhovih roditelja...ukratko, bili smo Bocicni sirocici. Slavili su se zato tri nedelje za redom koje prethode Bozicu detinjci, materice i ocevi koji nisu nista drugo nego profani ritual koji personifikuje srz Bozica...neprekidiva nit koja vezuje roditelje i decu ljubavlju, mirom i prijateljstvom. Cika i vriska i uzbudjenje oko toga kako ce se maramom uvezati dedi, mami, tetka Veri ili komsinici Mici koja je dosla da popije nedeljnu kafu noge za stolicu ili za sto i onda udri kao na pozorisnoj predstavi : “ju, ju, ju....pa sta se to desilo ? kako cu sada da ustanem?” “Ne znam ja...moras kesu da odresis !” Tetka Vera je obicno donosila Zarbo kocke koje je ona pravila i to je bilo dovoljno da joj se noge odrese, mama je obicno zvala tatu “Nebojsa, idi da vidis da li u ormanu ima nesto za Marinu “ i odande je uvek iskakao neki poklon a tata ili deda su po starom obicaju zavlacili ruku u budjelar (izraz koji nisam cula od kada je deda umro). I mene su na detinjce vezivali i morala sam da obecam da cu da budem dobra, da ucim i da vezbam klavir (to je bilo jos u pleistocenu). Obozavala sam te rituale bas zbog njihove jednostavnosti i naivnosti ali srz je bas u tome, samo u tome. Nisam vernik, nista tu ne mogu da uradim i sa tim zivim i nosim se bez imalo problema ali Bozic slavim sa onima koji su mi dragi. Slavim ga zato sto je druzenje veliki Dar. Kao sto su Darovi ljubav, mir i postovanje.  Jedini nacin da svi postanemo bogatiji, u dusi.


Za modlu za plum cake zapremine 1,5 l


300 bagremovog meda
100 g putera
250 g mekog brasna
50 g mlevenog badema
1 kesica praska za pecivo
½ kasicice muskatnog orascica
½ kasicice cimeta
½ kasicice djumbira u prahu
½ kasicice zvesdastog anisa u prahu
2 jaja
Prstohvat soli
50 g dzema od mandarine *



*Operite mandarine (neprskane naravno) i oljustite ih kao da cete ih jesti. Potrudite se da “izgrebete” prstima onaj beli sundjerasti sloj iza korice (ali ukoliko to ne uradite nista strasno se nece dogoditi). Izblansirajte korice u kipucoj vodi nekoliko minuta, ocedite ih i onda ih sitno iseckajte nozem. Iznad velike cinije gledajte da uklonite sto je moguce vise one tanke ili manje tanke opne koja razdvaja kriske mandarine jer je ona ume da bude i dosta debela (posto se i to radi rukama preskocite manikir J ). Ah da, uklonite i koscice. Kada ste uklonili sve ono sto je trebalo da uklonite izmerite voce i korice i izmerite secer. Ja stavljam 250 grama secera, NE VISE, na kologram voca. Stavite sve u serpu teskog dna i stavite da prokljuca. Kuvajte cesto mesajuci i probajte malo da stavite na tacnu da bi ste videli kada je gotovo. Sipajte vreo dzem u upravo sterili sane teglice (ja ih sterilisem u masini za sudove i za kucne potrebe je sasvim dovoljno), zatvorite i prevrnite. Kada se dzem ohladio ponove ih okrenite i stavite u ostavu.






Rastopite med sa puterom u jednoj serpici. Prosejte brasno sa praskom za pecivo i umesajte zacine i prstohvat soli. Dodajte rastopljeni puter i med, jaja, mleveni badem i dzem od mandarine. Dobro promesajte mikserom.

Sipajte u modlu za plum cake (dugacak 25 a sirok 10 cm) od silikona ili u obicnu modlu oblozenu papirom za pecenje ili jos jednostavnije u modlu podmazanu puterom i posutu brasnom kao sto se to decenijama radilo.

Pecite u rerni koju ste prethodno zagrejali na 160° 35 – 40 minuta (ukoliko je sa ventilacijom..u protivnom u staticnoj rerni na 170° 40 minuta).

3 commenti:

  1. E' sempre bello leggere i tuoi racconti. Ed hai ragione: il gioco di legarsi i piedi a vicenda è così semplice e infantile da essere quasi commovente. Mi fa soffrire il fatto che usanze simili siano andate perdute, le sento così genuine.
    E anche per me, il bello del Natale è stare con le persone care, l'unica cosa che conta veramente.
    Un abbraccio, Marina! :-)

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    1. Dipende penso molto dall'età...i miei genitori se uno ci pensa facevano veramente parte di un mondo che ormai non esiste più, figurati i nonni....mio nonno paterno era nato nel 1889 ! Questo spiega tutto a parte il fatto che io ormai sono una vecchia bacucca 😊 ma scherzi a parte, bisogna riscoprire queste cose parlando con le persone e segnandolo...altrimenti si perderà ed è un peccato. Baci Alice !

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  2. It looks delicious! Thank you so much for sharing. :) Merry Christmas from Montreal, Canada!

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