giovedì 26 novembre 2015

Agnello ripieno di mandorle e zenzero all'arancia...come siamo diventati grandi...Punjena jagnjetina sa bademom, djumbirom i pomorandzom...kako smo postali veliki





Coloro che negli anni ’80 erano sufficientemente grandi da poter uscire la sera tardi potrebbero considerarsi senza ombra di dubbio adolescenti felici e sereni.

Per i ventenni di quel periodo Belgrado rappresentava la stessa cosa che  aveva rappresentato per i loro genitori negli anni ’50.
Mentre i nostri genitori respiravano a pieni polmoni l’entusiasmo dei primi decenni del dopo guerra noi eravamo protagonisti di un nuovo rinascimento quasi post dittatoriale. Vivevamo, senza saperlo, gli ultimi attimi sereni prima della fine di tutto. Non potevamo neanche intuire che quello che per noi era quotidiano pian piano stava diventando storia. Vivevamo nell’illusione di una vita normale in un paese normale che ci avrebbe assicurato la sicurezza del futuro. Solo successivamente ci siamo resi conto dell’illusione. Forse neanche allora ci credevamo fino in fondo però mi sembra che fossimo stati abbastanza bravi a fare finta. Rispetto al grado di credulità e la capacità di elaborare la realtà che ci circondava noi,  adolescenti degli anni ’80 di Belgrado, piano piano, ma inevitabilmente, stavamo diventando persone adulte.

I ventenni dei primi anni ’80 come me sono stati svezzati con l’educazione sentimentale di Bane Bombo e Miki Rubirosa, i protagonisti del primo serial televisivo targato YU “Grlom u jagode”. La nostalgia che caratterizza così bene l’animo slavo e si nasconde nel profondo del cuore di ciascuno  di noi ci ha guidato partendo dal “ Ti ricordi Dolly Bell” di Emir Kusturica, passando da “L’illusoria estate del 1968” di Goran Paskaljevic per arrivare al “Papà in viaggio d’affari” sempre di Kusturica che ci ha indicato gli errori, l’amarezza e il pathos di quello che potevamo solo presentire, intuire a metà, oppure ancora più spesso ignorare completamente. Può piacere o meno ma i ventenni degli anni ’80, che usavano riflettere sul mondo che li circondava e i cui interessi andavano oltre le scarpe e i jeans comprati a Trieste, sapevano perfettamente che le radici della loro realtà erano da cercare nello humor nero e nelle parodie dei capolavori di Slobodan Sijan “Ko to tamo peva” e “ Maratonci trce poslednji krug”.

Nonostante tutto, ma con le dovute differenze di vedute,  Belgrado degli anni ’80 era il cuore culturale di un paese che esisteva ancora. Nelle sale cinematografiche guardavamo i film appena usciti, al FEST festival quelli più sofisticati e quelli che non sarebbero mai arrivati nelle sale e nel Museo del cinema invece i classici. Jovan Cirilov dirigeva da un bel po’ di tempo  BITEF, il festival di teatro insieme al Teatro Nazionale trasformandolo in un vero laboratorio di arti drammatiche con una vera missione da compiere : avvicinare i giovani alla cultura.

I ventenni di quell’epoca invadevano la sala dell’Accademia delle arti applicate fino all’inverosimile per ascoltare il new wave di Belgrado indossando le All Star rigorosamente alte comprate da qualche parte in Italia insieme ai jeans e i giubotti da cowboy. Vestiti così d’estate occupavano i marciapiedi davanti ai caffè alla moda che in quei anni nascevano come funghi mentre d’inverno andavano a ballare nelle discoteche alla facoltà di ingegneria o giurisprudenza. Nei primissimi anni ’80 nascevano le prime pizzerie dove faceva molto tendenza (si, in quegli anni bisognava fare tendenza) accompagnare una pizza Margherita per esempio con un bicchiere di latte freddo (l’orrore di questo gesto l’ho capito solo dopo essermi trasferita in Italia e dopo aver acquisito l’abitudine di mangiare la pizza con le mani...una sorta di passaporto per uno straniero) oppure ordinare una Coca-Cola insieme al caffè ! Gli anni ’80 erano gli anni dei piatti neri e ottagonali nei cui angoli si raccoglieva il prezioso sughetto dell’arrosto della domenica o l’ultimo boccone delle uova strapazzate e non c’era in tutta la città un tipo di pane adatto per poter fare la scarpetta ! Esistevano anche i bicchieri ottagonali e per utilizzarli bisognava essere in possesso di una abilità particolare: bere dall’angolo senza distrarsi mai. Per sentito dire so che esistevano anche le tazzine da caffè della stessa forma ottagonale, ma per fortuna nelle mie frequentazioni non erano previste.

Anche per Belgrado gli anni ’80 erano gli anni del trash gastronomico. Si partiva dall’onnipresente insalata russa passando per i gamberetti in salsa rosa per arrivare alle torte fatte con i biscotti “petit beurre” e ai tartufi passati nella farina di cocco, considerata per quei tempi una vera delizia esotica. Dalla cucina di mia madre al posto dell’insalata russa usciva l’insalata di pollo e funghi considerata meno nazionalpopolare mentre i buffet delle feste contenevano obbligatoriamente la baguette svuotata di mollica e imbottita di insalata russa sì, ma arricchita da un salame locale piccantissimo...avevamo tracciato la strada della cucina fusion senza saperlo neanche ! Sfogliando  il menù del primo ristorante italiano aperto a Belgrado proprio in quegli anni sembrava che in Italia si mangiassero soltanto frutti di mare. Ancora oggi mi pare di sentire il cameriere declinare i piatti e quando arrivava agli  immancabili spaghetti con i frutti di mare il tono di voce diventava all’improvviso caldo e si abbassava come se stesse sussurrando qualcosa di intimo o come se stesse pregando per la patria perduta.Troppe chiacchiere e fronzoli...ai frutti di mare la gente dei Balcani preferisce sempre i frutti di maiale !

Gli anni ’80 erano gli anni in cui tutti insieme credevamo di appartenere all’”occidente” e facevamo di tutto per comportarci così, ma sotto sotto nei nostri cuori vincevano sempre i “cevapcici na kajmaku”, il goulash servito nella pagnottella e venduto dal fornaio sotto il Teatro nazionale oppure il riso cotto nel latte profumato di  cannella o cioccolato. Per non dire zuppa di fagioli con carne affumicata, il vero confort food di ogni serbo, giovane o vecchio che sia.  




Onaj ko je osamdesetih godina u Beogradu  bio dovoljno odrastao da bi mogao da izlazi uvece sve u svemu moze da  smatra da je imao srecnu mladost. . Za dvadesetogodisnjake tog perioda Beograd je predstavljao  ono sto je  taj isti Beograd bio pedesetih godina za njihove roditelje.Kao sto su nasi roditelji pedesetih godina udisali punim plucima entuzijazam prvih posleratnih decenija  tako smo i mi, studenti naseg doba, ziveli kao glavni glumci  renesanse poslerezimskog perioda.   Ziveli smo a da toga nismo bili ni svesni,  poslednje bezbrizne trenutke pre kraja svega.  Nismo ni slutili koliko su momenti koji su za nas bili svakodnevnica polako, polako postajali istorija. Ziveli smo, a tek kasnije smo toga postali svesni, u iluziji normalnog zivota i normalne zemlje koja ce nam jednog dana obezbediti buducnost i sigurnost. Mozda u dubini duse ni tada u tako nesto nismo potpuno verovali ali smo se cini mi se dosta dobro pretvarali. Tokom tih osamdesetih godina u zavisnosti od stepena verovanja i mogucnosti obrade stvarnosti u kojoj smo ziveli,  polako i manje vise sigurno smo se pretvarali u odrasle ljude.

Pre nego sto ce postati dvadesetogodisnjaci osamdesetih godina ti isti dvadesetogodisnjaci su bili tinejdzeri odrasli na sentimentalnom obrazovanju Baneta Bumbara i Mikija Rubiroze iz televizijske serije “Grlom u jagode”.  Nostalgija, ta karakteristika slovenskih dusa koja se krije u svima nama, pratila nas je kroz “Secas li se Dolly Bell?” i “ Paskaljevicevo “Varljivo leto ‘68” a “Otac na sluzbenom putu” nam je  ukazivao na greske, gorcinu i patos onoga sto smo naslucivali, znali do pola ili jos cesce mnogo manje od toga. Dopadalo se ili ne, dvadesetogodisnjaci osamdesetih godina koji su razmisljali o svetu koji ih okruzuje i cije su pretenzije isle dalje od cipela i farmerki kupljenih u Trstu znali su da koreni na kojima pociva realnost u kojoj zive i u kojoj se formiraju poticu iz crnog humora i tragikomedije Sijanovih remek dela “Ko to tamo peva” i “Maratonci trce pocasni krug”.

Beograd  je ipak osamdesetih godina  bio, kako za koga naravno, centar kulturnih zbivanja jos uvek postojece  zemlje.  U bioskopima smo gledali najnovije filmove, na Festu one odabrane i one koji nisu bili namenjeni nasim bioskopskim salama a u Kinoteci klasike  kinematografije.  Jovan Cirilov je uveliko vodio Bitef festival i stvarao od Jugoslovenskog dramskog ozbiljnu pozorista riznicu koja je uspela u svojoj misiji da pozorisnu umetnost priblizi mladima.

Dvadesetogodisanjaci osamdesetih godina  u Beogradu  slusali su Idole, Elektricni orgazam i Bajagine instruktore,  nosili su plitke “Starke” koje su  jos uvek kupovali u Trstu zajedno sa farmerkama i teksas jaknama. U njima su leti stajali ispred kafica koji su tih godina nicali kao pecurke posle kise a zimi su isli u diskoteke na pravnom ili na elektrotehnickom fakultetu. Ranih osamdesetih su pocele da se otvaraju i prve picerije gde je bilo  jako “cool” da se uz picu pije hladno mleko dok je u kaficima bilo jako “u modi” da se naruci kafa i uz nju koka-kola ! Bio je to i period crnih osmougaonih tanjira u cijim je coskovima ostajao dobar deo moce od pecenja ili kajgane i nije bilo tog parceta hleba koje je moglo da “pomaze” prethodno pomenuti coskasti tanjir ! Naravno da su postojale i osmougaone case iz kojih da bi se pilo bilo je neophodno  pohadjati specijalni tecaj – moralo je da se pije preko coska jer su u protivnom  voda ili nedaj Boze gusti sok od jagode cureli niz usta i sa leve i sa desne strane !! Postojale su i osmougaone soljice za kafu ali one su po mom skromnom licnom misljenju bile vrhunac  perverzije...to znam samo po cuvenju J Na svu srecu na tim osmouganim tanjirima nije bilo preterano gastronomskog sunda...ruska salata je carovala zajedno sa rakovima u roze majonezu dok su se razne keks torte mesale sa bombicama od kokosa. U kuhinji moje mame se umesto ruske salate sluzila salata od piletine i sampinjona a na zurkama smo pravili cuvene mozaik veknice od izdubljenog baget hleba punjenog sveprisutnom ruskom slatom sa dodatkom kulena...prvi koraci prema fusion hrani dok u Americi jos nisu znali ni sta to znaci !!  U prvim italijanskim restoranima se smatralo da Italijani jedu samo skoljke i razne morske plodove. I sada se jasno secam kelnera tih restorana koji su sa posebnom religioznosci i ponosom deklamisali  jelovnik a kada bi dosli do spageta sa plodovima mora boja glasa se odjednom menjala, silazilo se za oktavu nize kao da se radilo o licnom ponosu i prestizu ili jos gore o molitvi za otadzbinu... moj drug Srba je postao cuven po tome sto je jednom prilikom upitao  zabezeknutog kelnera: “oprostite,  a da li imate i plodove svinje?”
Osamdesete godine su bile godine kada smo verovali da pripadamo “zapadu” i  posto poto smo zeleli tako i da se ponasamo a duboko u nama pobedu su ubedljivo odnosili cevapi na kajmaku, gulas u lepinji iz pekare kod skadarlijske cesme i bakin sutlijas posut cimetom ili cokoladom. Tek kasnije smo otkrili nove horizonte i nove vidike ali zna se...sve u svoje vreme.




Agnello ripieno di mandorle e zenzero all’arancia

(per 4 persone)


1 kg di carré di agnello disossato

2 cucchiai colmi di mandorle private di pelle e tritate

1 cucchiaio di prezzemolo tritato

2 cucchiai di mollica di pane (anche il pangrattato)

1 spicchio d’aglio + un altro per la salsa

1 cm di zenzero fresco grattugiato

Un paio di cucchiai di vino bianco secco

3 cucchiai di olio extravergine d’oliva

Sale, pepe nero

Il succo di 2 grosse arance (oppure 3 arance medie)

2 cucchiai di miele di accacia (anche tiglio, millefiori)

In una ciotola mecolate le mandorle tritate, la mollica di pane, il prezzemolo, l’aglio schiacciato e lo zenzero grattugiato. Salate, pepate e aggiungete il vino bianco. Dovete ottenere una crema abbastanza densa.

Distribuite il battuto aromatico su tutta la superficie della carne. Arrotolate  partendo dal lato corto e legatelo con lo spago per arrosti.

Scaldate l’olio extravergine d’oliva in una pesante pentola di ghisa con coperchio e rosolate il pezzo di carne da tutti i lati. Bagnate con il succo d’arancia, salate, pepate, aggiungete lo spicchio d’aglio, abbassate la fiamma e mettete il coperchio. Portate a cottura girando di tanto in tanto e aggiungendo poco brodo vegetale (o acqua calda) se dovesse servire. Per un chilo di carne di agnello saranno sufficienti 45-50 minuti di cottura. 5 minuti prima della fine aggiungete il miele.

Lasciate riposare al caldo almeno 15 minuti, eliminate lo spago e tagliate a fette spesse. Servite con l’intingolo all’arancia.





Rolovana jagnjetina sa bademom, djumbirom i sosom od pomorandze

(za 4 osobe)


1 kg jagnjeceg mesa od rebara sa koga su rebra skinuta

2 pune kasike mlevenog badema

1 puna kasika seckanog persuna

2 pune kasike prezli

1 cen belog luka + jos jedan za sos

1 parcence (1cm) svezeg izrendanog djumbira

1 kasika mleka belog vina

So, biber

3 kasike hladno cedjenog maslinovog ulja

Sok od 2 velike socne pomorandze (ili 3 srednje)

2 kasike meda (bagrem, lipa, livadski)



U jednoj ciniji pomesajte mleveni bade sa prezlama, seckanim persunom, izgnjecenim cenom belog luka i izrendanim djumbirom. Posolite i pobiberite po ukusu i dodajte belo vino. Dobro promesajte da dobijete masu konsistencije nekog gustog namaza.

Premazite time meso i utapkajte rukama. Urolajte cvrst meso pocevsi od krace strane i uvezite ga kanapom kao pecenje.

U teskoj serpi (koju obicno koristite za pecenje mesa) odgovarajuce velicine zagrejte ulja i stavite meso da porumeni sa svih strana. Prelijte sokom od pomorandze, posolite i pobiberite, dodajte cen belog luka (ceo), smanjite vatru do blago srednje jacine i poklopite. Dinstajte okrecuci  meso s vremena na vreme. Ukoliko je potrebno dodajte malo vruce vode ili supe. 5 minuta pre kraja dinstanja dodajte med i zavrsite dinstanje. Kilogramu mlade jagnjetine  je potrebno 45-50 minuta dinstanje.

Ostavite da se meso odmori najmanje 15 minuta i onda ga isecite. Servirajte sa sosom od pomorandze.




10 commenti:

  1. Che nel racconto. Grazie.
    Come ho fatto ad arrivare su queste pagine solo adesso? Felice di conoscere il tuo blog ☺
    Ciao Marina

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    1. Grazie a te Tiziana...il mondo dei blog è vasto ma non è mai troppo tardi per scoprire i nuovi. Vale anche per me ! Ciao e a presto...

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  2. E' bello leggere i tuoi ricordi di un tempo e di un luogo che non ho mai vissuto, e che sembra così lontano da tutto quello che conosco. I ricordi di prima mano sono merce rara e preziosa.
    Bellissima anche la ricetta, la immagino molto gustosa.
    A presto,
    Alice

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    1. Sono davvero una vecchia signora...uno non ci pensa a certe cose ! Dopo una certa età si diventa testimoni dei tempi che furono. Come fare la pasta in casa ...grazie Alice, sono contenta se riesco a trasmettere quello che sento...baci !

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  3. La nostalgia slava traspare anche dal tuo racconto. Una testimonianza molto utile per chi quei momenti non li ha né vissuti né appresi! Grazie per averli condivisi!

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    1. La nostalgia...questo sentimento così romantico ma distruttivo e spesso inutile se non accompagnato da una dose massiccia di pensieri positivi ! Grazie Cristina per aver apprezzato ! A presto...

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  4. Risposte
    1. Na čemu ? Na tome sto smo imali zemlju ? Da, to je osnovno....

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    2. Na periodu bezbriznosti.
      Ja sam odrasla igrajuci se sa topovskim caurama. Nikad nije bilo bezbrizno...

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    3. Da...besbriznost je to stanje blagodeti koje dajemo zdravo za gotovo jer je ono pravo svakog deteta kao i odraslih naravno. Jedna od onih stvari koje ako ti je oduzmu nikada ne može da se nadoknadi osim trudeci se da se tako nešto nikada nikome ne dogodi.

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